Resident Evil 5 – recensione

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Resident Evil 5 è senz’altro il capitolo più discusso e controverso della famosa saga Capcom, creata da Shinji Mikami. E non c’è da stupirsi: una serie iniziata come survival horror sta sfociando sempre di più nel genere action. Per valutare questo gioco, e questo cambio di rotta di Capcom che sembra diventare sempre più estremo nel tempo, ci sono due possibili approcci.


SANZO:
Per iniziare analizziamo le impressioni su Resident Evil 5 da parte di chi arriva in questa serie per la prima volta proprio con questo capitolo.
Sfortunatamente le mie impressioni sono parzialmente influenzate poiché le prime partite che ho fatto non hanno seguito la normale prassi che fa ogni giocatore che acquista un gioco nuovo, ovvero prima in solitaria e poi eventualmente in co-op.
Ho iniziato a giocarlo direttamente in cooperativa con MasterPJ che l’aveva già finito almeno una volta e lo stavo aiutando ad arrivare al 100% di completamento. Mi sono trovato quindi armi e personaggi non più a livello base, inoltre si correva dritti all’obiettivo ignorando video, dialoghi e tutto quello che è la trama del gioco. Quasi subito sono stato introdotto in un gioco action molto vicino a un FPS (First Person Shooter) che poco centra con la serie Resident Evil.
Poco centra fino ad un certo punto, poiché quest’ultimo capitolo è stato molto improntato in questa direzione, per la gioia di alcuni e la disapprovazione di altri.

Ma veniamo ora alle impressioni vere e proprie.
Successivamente a quanto detto ho poi potuto provare il single player e quello che ho potuto notare è un gioco relativamente poco horror. Anche se a poco a poco avevo già visto tutte le scene animate a casa di MasterPJ, l’ansia che quelle più inquietanti generano nello spettatore è piuttosto contenuta anche in quei punti dove dovrebbe essere massima; l’unica parte che carica un po’ di tensione è trovarsi in mezzo ai nemici con le munizioni più che contate (caratteristica base e comune degli horror) e l’impossibilità di sparare e muoversi contemporaneamente, fattore molto sentito da un giocatore che arriva dal mondo degli FPS.
Essendo a digiuno degli altri Resident Evil l’ho comunque giocato molto all’americana (senza la proverbiale un colpo, una tacca), ovvero sparando a tutto quello che si muove ritrovandomi presto senza più munizioni e con l’obbligo di correre schivando i nemici per arrivare alla fine del livello (la prima volta che mi successe stavo dentro la miniera, nel punto in cui sei nello stanzone centrale e devi andare verso l’ascensore da Irving). A questo punto capisci che il modo in cui stai giocando è sbagliato e inizi a riprogrammare il tuo stile di gioco trovandone uno più consono alla tipologia horror.

Finito però la prima volta inizi a ritrovarti con più armi tra cui alcune potenziate, tra cui quelle strategiche (avendo già visto tutto questo con MasterPJ sapevo già su quali era meglio investire e su quali no) e le munizioni non scarseggiano, anzi abbondano, così mi sono ritrovato a giocarlo una seconda volta.
Qui iniziano le vere differenze; se è vero che la prima volta giochi molto cauto, la seconda o terza invece lo trasformi in un action game puro sparando a volontà e divertendoti nel farlo!

Nel bilancio finale, trama a parte che nonostante l’abbia giocato più di un anno fa, non l’ho ancora finita, è un ottimo gioco non da provare, ma da avere (per gli amanti di questo genere ibrido)! Ottima la grafica così come i suoni, intelligenza artificiale del partner un po’ da rivedere e migliorare specie ai livelli più difficili; conoscere la storia dei precedenti capitoli non è requisito fondamentale per godersi comunque questo titolo.


MASTERPJ:
Vediamo ora la questione dal punto di vista di chi ricorda il suo primo approccio con uno zombie nel lontano 1996 all’interno di villa Spencer, e che poi si è tritato ogni capitolo fino ad oggi. Facciamo però un breve riepilogo delle puntate precedenti…

RE’96 ha sdoganato gli zombie nelle nostre case e ci ha terrorizzato grazie ad un senso di novità, di claustrofobia e d’impotenza: munizioni contate, mostri troppo forti e una magione traboccante di enigmi. In Italia non ha venduto molto perché non è mai stato localizzato in italiano.

RE2 è riuscito fare il boom di vendite: graficamente molto rifinito, trama da film e tutto si basava su zombie in gran numero e atmosfera da brividi. Vagare per la stazione di polizia con quel tema musicale… l’incontro col primo licker… indimenticabile. (incontro che fra l’altro mi ha traumatizzato, avevo 11 anni dannazione!!!)

RE3 non ha introdotto grossi cambiamenti e ormai eravamo abituati agli zombi, quindi Capcom ha pensato bene di fornirci una minigonna, più munizioni, più mostri. Il senso di paura in questo capitolo è dato da Nemesis, un tyrant apparentemente immortale che ci perseguita. E’ proprio questa la chiave: ti senti braccato e non sei al mai sicuro perché potrebbe sbucare da dietro ogni angolo.

RE Code Veronica è stato un mezzo flop: hanno azzardato un passaggio al 3D con mezzi limitati e risultati non di grande qualità (per l’occhio esperto). Senza contare il casino fatto a livello di marketing: distribuzioni su console diverse in tempi diversi e localizzazioni latitanti. Almeno ha una buona trama e svela diversi retroscena.

RE Rebirth è un gioiellino, che ha preso RE’96 e ci ha tirato fuori un remake che farlo meglio non si poteva, con meccaniche collaudate ma ben ampliate e grafica da urlo! (ai tempi comprai il GameCube solo per questo titolo🙂 )

RE Zero è un altro titolo molto ben riuscito, che attinge alla grafica di Rebirth e ci regala il prequel che gli amanti della saga sognavano. Caratteristica del titolo è l’inedito utilizzo di 2 personaggi insieme, cosa che conferisce complessità e spessore al gameplay.

RE4 è stato molto acclamato e criticato allo stesso tempo. Porta una grafica 3D finalmente degna e segna un netto distacco con il passato a livello di gameplay: la visuale è dietro il personaggio, niente più munizioni limitate e ambienti chiusi. La componente action si fa sentire, pur mantenendo trama e ambientazioni molto suggestive. Vi troverete ad avere un gran arsenale, a correre sui tetti, abbattere scale, prendere letteralmente a calci in faccia i nemici di turno, che ora non sono più i classici zombie-lenti-rimbambiti ma umani infetti da un parassita (las Plagas) con discrete capacità motorie ed intellettive.

Resident Evil 5 infine è chiaramente un’evoluzione sulla base del 4 ma anche con sostanziali differenze. Graficamente parlando mostra i muscoli (quanto Chris!), qualche difettino poligonale ogni tanto salta fuori ma l’impatto visivo è ottimo, texture di qualità e il frame rate è più che stabile. Il feeling con il pad è lo stesso provato in RE4 ma i movimenti sono più fluidi, i controlli meglio calibrati e l’interazione con i nemici è stata perfezionata.
Capcom spinge ancora di più verso il genere action eliminando le ambientazioni horror, la paura ormai è storia vecchia e le uniche cose che richiamano al nome che il gioco porta sono una certa dose di mostri e sangue a fiumi.
Ciò che ha rivoluzionato davvero il gameplay è la presenza di Sheva: il gioco è studiato per la cooperativa in tempo reale. Purtroppo l’intelligenza artificiale molto (troppo) spesso lascia a desiderare, però con un amico a fianco RE5 mostra il suo lato migliore: ore e ore di divertimento. Con Sanzo abbiamo letteralmente rivoltato come un calzino ogni poligono del gioco: armi, modalità mercenari, gioco online, obiettivi vari, trofei e DLC… tutte cose che rendono elevatissimo il fattore rigiocabilità, e fanno valere tutti i soldi spesi per l’acquisto del gioco.

Diciamo che RE5 di per se è fatto molto bene sotto ogni punto di vista. L’unica critica che gli si può muovere è dal punto di vista di chi ha vissuto ogni passo della saga: Resident Evil ha inaugurato il genere survival horror (beh, tecnicamente lo ha solo reso famoso: il vero padre del genere è Alone in The Dark, uscito nel 1992) e ora lo sta anche chiudendo. A mio parere il gameplay action va benissimo al giorno d’oggi, ma non vedo il motivo per snaturare la saga ed eliminare tutta l’atmosfera.

Il futuro per RE6 è molto incerto, secondo alcuni rumor ci sarà un ritorno all’horror, secondo altri la serie diventerà quasi un FPS. Per il momento direi di non preoccuparci troppo, piuttosto non potremo perderci RE4 HD in uscita questo autunno, senz’altro un titolo che chi apprezza RE5 non potrà farsi scappare (a mio parere personale è fatto molto meglio come trama e atmosfera).

E voi? Come avete vissuto questo particolarissimo Resident Evil 5?


“CHRIS! WAIT! GOO! SHEVA! THANKS! COME ON! THANKS! UROBOROS…”

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