Android alla conquista degli smartphone

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A volte nel mondo informatico ci sono progetti che in brevissimo tempo raggiungono tali proporzioni di popolarità e diffusione da lasciare a bocca aperta. E’ il caso di Android: in pochissimi anni ha saputo conquistare il pubblico fino a diventare oggi il sistema operativo per smartphone più diffuso del mondo. Analizziamo un po’ la crescita di Android, oltre che qualità e difetti.

Nel 2005 Google acquistò il progetto dalla Android Inc. e lo presentò ufficialmente dopo 2 anni di sviluppo, descrivendolo come il miglior investimento mai fatto e che saprà rovesciare lo strapotere di iPhone. Avevano ragione! Ricordo ancora quando, a luglio 2010, comprai un HTC Desire alla mia ragazza… le spiegai che si tratta di un ottimo smartphone (premiato poi come il migliore del 2010 fra l’altro), che Android era la scelta migliore da fare, anche se non lo conosceva, e che avrebbe dominato il mercato entro un paio d’anni… sbagliavo! In effetti ci ha messo meno di un anno😀
In quel periodo ricordo la gente parlare di Android e dei suoi smartphone, definendoli come “iPhone tarocchi”. Ora tutti conoscono Android ed è la moda del momento, che si sta espandendo anche nel mercato tablet. Ah… la magia del marketing!

Già che c’erano avrebbero potuto associare di più il termine Android a Linux giusto per far entrare questa parola nel quotidiano di milioni di persone. Infatti Android è un sistema operativo mobile basato su kernel linux ed è open source, o quasi: il codice sorgente viene pubblicato da Google solo dopo ogni rilascio ufficiale e la licenza (sulla quale non mi soffermo perché la questione è troppo complicata e ne capisco fino a un certo punto) fa si che Google ne sia comunque il proprietario intellettuale e commerciale. I puristi dell’open source criticano questa impostazione, ma vista l’entità del progetto direi che è giusto e normale che Google si pari le chiappe!

Come ha fatto Andriod a diventare così famoso e a scavalcare iPhone in così poco tempo? E’ presto detto: perché è open source! Questo permette di abbattere i costi di sviluppo per tutti, sia per Google sia per i produttori hardware, sia per gli sviluppatori di apps. Un altro vantaggio dell’open è che i produttori hanno una base di sistema operativo che possono cambiare e personalizzare in base ai loro dispositivi, questo è un enorme risparmio di tempo e costi.

Da questa grande flessibilità del software nasce il più grosso difetto di Android: la frammentazione. A seconda del produttore e del modello dello smartphone, Andorid sarà adattato e personalizzato e questo rende impossibile un supporto software adeguato: nel momento in cui esce una nuova versione di Android, o una patch per correggere dei bug, gli unici smartphone ad essere prontamente aggiornati sono quelli marchiati Google, il Nexus One e il Nexus S. Per tutti gli altri bisogna aspettare il tempo e la voglia dei produttori, che spesso possono tardare anche dei MESI.
Questo rende il parco Android poco omogeneo e potenzialmente vulnerabile: un software non aggiornato alle ultime patch è un software a rischio malware!
Basti pensare che ora Android è presente nelle versioni: 2.1, 2.2, 2.3 e 3.0 (per tablet) e che solo una minima percentuale di smartphone viene aggiornato all’ultimissimo rilascio del software nel mese stesso della pubblicazione!

google_nexus_s

Altro problema di Android è la troppa libertà dell’Android Market, che troppo spesso presenta apps contenti malware. Pubblicare un app costa quasi niente e chiunque può pubblicare il proprio software, quindi anche dei malintenzionati. I bassi costi incentivano gli sviluppatori seri ma c’è sempre il rovescio della medaglia. Google ovviamente effettua dei controlli periodicamente, ma i tempi di reazione non sono sufficienti per i miei gusti.

Android ha ancora un potenziale di miglioramento a dir poco enorme, ma se Google vuole offrire un prodotto davvero valido deve operare 2 grossi cambiamenti:

  • Unificare un po’ il sistema operativo a livello di struttura e rigore di aggiornamenti, lasciare ai produttori solo un piccolo margine di personalizzazione dell’interfaccia che sarà poi affar loro mantenere (come succede nelle distro linux con Ubuntu, Kubuntu, Lubuntu per esempio).
  • Rendere più rigido il Market ed applicare seri controlli a tutte le applicazioni, che devono essere open source (quindi facilmente verificabili) oppure se a pagamento devono provenire da un’azienda o un privato autorizzati e registrati, inoltre ogni app dovrà subire una fase di testing da parte di Google prima di essere pubblicata. Questo comporterebbe un aumento dei costi per tutti, è ovvio, ma dall’altra parte c’è in gioco la sicurezza di milioni di dispositivi.

A parte questi aspetti logistici (molto importanti) che vanno sistemati, devo dire che personalmente sono molto soddisfatto del progetto Android: lo trovo azzeccato esteticamente, facile e adatto a tutte le esigenze. Ora che il mercato si sta indirizzando verso gli smartphone dual-core e i tablet credo proprio che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle!

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