I videogames fanno male?

PEGI

Capita spesso di sentire, in televisione o in altri media, associazioni di persone improvvisate psicologi che i videogiochi fanno male e portano la gente a compiere azioni criminali (dal furto all’omicidio, pensate ad esempio alla Columbia high school) e per questo chiedono che venga bandita ogni forma di violenza dalle console, dalla televisione e praticamente da qualsiasi cosa.

— SANZO —
A chi non è capitato di sentire un parente (principalmente di sesso femminile, ma talvolta anche gli uomini) lamentarsi, perché noi ragazzi passiamo molto tempo a sparare, brutalizzare, uccidere delle persone in un videogame provando, a volte, anche un certo gusto nel farlo? Quando vi capita come ne uscite? Dubito fortemente che chiunque di voi si sia messo a spiegare la differenza tra finzione e realtà.

In effetti pare che persone di una certa età facciano fatica a scindere i due mondi, mentre i ragazzi non hanno questo problema. Sembra che certi adulti “pensino” che il comportarsi in un certo modo nella finzione equivalga ad avere pensieri “sbagliati”, ma non è forse vero che tutti i bambini, loro compresi, da piccoli hanno giocato a guardie e ladri, indiani e cowboy o a qualsiasi gioco che preveda l’uso di armi? Non è forse vero che il gesto della pistola e dello spararsi in giardino con gli amici è un momento della vita che ha toccato più o meno ogni ragazzo e forse anche qualche ragazza? Anche loro da piccoli hanno “ucciso” i loro amici.

Allora siamo tutti potenzialmente dei delinquenti?
In realtà in un certo senso sì, ma è un altro discorso che niente ha a che vedere con questo. Potere della psiche umana!

Come persona informata dei fatti, posso affermare con una buona dose di sicurezza che i giochi causano delinquenti tanto quanto un alcoolico causa l’alcoolismo (ciò è valido se si tengono in considerazione alcune cose che spiegherò tra poco)! Sappiamo tutti che bere (nella misura giusta) non fa male e che non causa dipendenza a meno di particolari predisposizioni genetiche o altri fattori comunque di carattere patologico. Beh, lo stesso vale per i videogames.

Iniziamo con il dire che i giochi sono venduti secondo la classificazione del PEGI (Europa). Avete mai notato che su ogni gioco c’è indicato un numero? Quel numero ha un suo perché infatti indica la fascia di età dei giocatori a cui è destinato. La fascia d’età è stabilità in base a precisi criteri: turpiloquio, discriminazione, droga, paura, sesso, violenza, gioco d’azzardo e gioco online. Ognuno di questi fattori ha un peso e un motivo per cui il gioco può essere usufruito da alcuni, ma non da altri. Quindi cominciamo con il dire che rispettare l’indicazione PEGI è già un primo dovere dei genitori che non devono cedere alle pressioni dei figli.

Diverse ricerche e studi hanno dimostrato che la televisione così come i videogiochi, hanno influenza sul pubblico, in particolare la sua influenza aumenta al diminuire dell’età poiché persone in via di sviluppo sono più vulnerabili ai messaggi trasmessi. Questo perché la loro capacità di giudizio, il loro concetto di bene/male, la loro sensibilità emotiva alla violenza e altri aspetti dello sviluppo psichico, non sono ancora formati e finiti. L’esposizione, specie se non supervisionata da parte di persone adulte, a certi tipi di messaggi lascia/può lasciare un segno che può condurre a uno sviluppo deviato.

Questo riguarda quindi i bambini, ma allora adolescenti e ragazzi sono da considerare fuori pericolo?
Ni.
Anche gli adolescenti sono ancora sensibili a certi messaggi, l’adolescenza è un periodo particolarmente critico e delicato e in certe condizioni messaggi sbagliati possono portare a conseguenze come quelle della Columbia di cui sopra.

I genitori sono sempre molto preoccupati quando vedono i figli giocare; devono però tenere conto che, ricordando quanto detto sopra, i media e i giochi non hanno il potere di creare comportamenti deviati sui ragazzi, possono solo aumentarli (o anche ridurli! Non ci sono solo messaggi deleteri, ma anche positivi a seconda di cosa si sta guardando) se questi sono già presenti. In altre parole serve comunque un terreno fertile perché una pianta malata cresca, altrimenti non c’è verso.

Molto importanti sono i valori che i genitori hanno trasmesso alla prole, se questi sono buoni allora si può stare tranquilli che la violenza nei media serve solo come distrazione e come sfogo! Una persona che ci sta rompendo l’anima può essere simbolicamente distrutta e uccisa in un gioco con conseguente riduzione dello stress, ma anche il semplice uccidere delle persone generiche virtuali alleggerisce stress e tensione.

Non so poi a quanti capiti, ma talvolta i giochi sono uno spunto di riflessione. Gioco spesso agli FPS e mi sono immaginato più volte come sarebbe essere davvero in guerra a sparare alla gente. Il sapere che una volta morti non c’è un respawn, il sapere che l’essere feriti spesso conduce alla morte e non basta camperare dietro un angolo per recuperare la salute. Insomma sapere che la morte nella realtà esiste mentre nel gioco no mi permette di capire ciò che può essere fatto in un gioco e ciò che non deve uscire dallo schermo.

Insomma non esiste un criterio unico per cui i giochi fanno bene o male, è una cosa individuale e sta al genitore capire se un figlio è sano e sufficientemente cresciuto per potersi divertire come vuole nella finzione o se è il caso di seguire altre strade.

welcome to silent hill

— MASTERPJ —
Beh non posso che quotare Sanzo, mi ha letteralmente rubato le parole di bocca… allora io che scrivo? L’unica cosa che mi viene in mente è riportarvi qualche mia esperienza personale. Chi mi conosce di persona potrebbe pensare che io sia molto leggero su questo argomento, per il fatto che da quando ho 11 anni il mio passatempo preferito sono proprio i videogiochi e prediligo (fin da allora!) quelli con PEGI 18. Proprio perché sono cresciuto con giochi non adatti alla mia età so bene che non è una cosa da fare. Purtroppo i genitori (e chi governa) troppo spesso pensa: videogioco=svago per bambini. S-B-A-G-L-I-A-T-O!!!!!

Ci sono si videogiochi per bambini, ma ce n’è una parte mooolto abbondante che non lo è: signore e signori, esistono i videogames per adulti! I famigerati PEGI 18 (e anche PEGI 16 ad essere pignoli) non hanno solo un’etichetta diversa dagli altri, ma significa che il contenuto non è adatto a minorenni perché ci si può trovare davanti a scene violente o disturbanti. E non solo scene! La differenza rispetto ad un film è che il gioco ti fa interagire ed è questo che può portare ad eventuali conseguenze negative a livello comportamentale e psicologico.

Come ha precisato Sanzo, per fortuna, non è matematico che un gioco violento renda violenti… ma dipende dal giocatore. Quindi come si può alla fonte sapere a chi andrà in mano il gioco? Non si può, quindi bisogna (giustamente) porre dei limiti di età generalizzati. Purtroppo in Italia vige l’ignoranza e l’illegalità, come sempre, ed è difficile che di casa in casa queste restrizioni siano rispettate, anche a causa di venditori incuranti del PEGI.

Ho un ricordo indelebile da raccontarvi, come se fosse stato ieri: avevo quasi 12 anni e mi comprai (grazie mamma e grazie commesso…) Resident Evil 2 per PSone. Sapevo che era un horror ma non ho resistito, tutto contento inizio a giocare, scelgo Leon: dopo l’intro sono già bloccato dalla paura e mi sono fatto uccidere 4 volte di fila appena dopo il filmato. Poi mi faccio coraggio e corro… faccio tutta la strada fino alla stazione di polizia ad occhi sbarrati. Poco dopo arriva il primo licker… mi alzo di scatto e spengo la console. Nei giorni successivi ero combattuto tra il giocare di nuovo e la paura che non mi faceva accendere la PSone. Nell’arco di qualche mese ho finito il gioco ma i miei sogni non sono stati quieti per diverso tempo.

Circa 3 anni dopo faccio il mio primo ingresso a Silent Hill: dalla padella nella brace. In quel periodo mi tornò la paura del buio che non avevo più da anni!

Successivamente tra Metal Gear, fps, horror ed action vari sono diventato adulto ma conoscere certe cose in modo così precoce di certo un segno l’ha lasciato. Sono stato molto fortunato per il fatto di aver avuto un’infanzia e una famiglia solida, e forse una mia predisposizione a non essere fragile e negativo mentalmente. Se ve lo state chiedendo la conseguenza di queste esperienze in me è che mi sono desensibilizzato enormemente alle paure irrazionali o al senso dell’orrore: giochi e film horror non mi toccano minimamente, non mi fa schifo vedere scene crude alla Saw, riesco a razionalizzare perfettamente ciò che vedo per non subirne gli effetti negativi… e questo è un bene? Ni. Diciamo che è una corazza in molti casi, ma la minor sensibilità a queste cose può far storcere il naso a più di uno psicologo.

Nonostante tutto, sapete qual’è la cosa che oggi mi fa più paura di qualsiasi film o gioco? L’intro e i primi 10 minuti di gioco di Resident Evil 2. Tirate voi le somme… Io dico che ha ragione Sanzo: i giochi fanno male nel momento in cui trovano un terreno fertile per far danni, ma aggiungo che non rispettare il PEGI può seriamente portare a spiacevoli esperienze, un fenomeno che tutti dovremmo cercare di evitare usando la testa e il buon senso.

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