Hackare o hackerare?

etica

Si dice hackare o hackerare?

Con la caduta del fascismo, la nostra nazione ha iniziato ad accogliere un sempre maggior numero di parole dalle lingue straniere che non devono più essere per forza tradotte in italiano, alcune vengono prese e mantenute come sono in origine entrando così come sono nel nostro vocabolario, altre invece subiscono un processo definito “italianizzazione”. Questo processo, a differenza di quello che si faceva nel periodo del fascio (creare una parola con lo stesso significato, ma al 100% italiana), prevede il mantenere la radice della parola straniera più o meno inalterata, ma il suo uso nelle frasi della nostra lingua segue le regole della grammatica italiana.

L’entrata di una parola straniera e il come entra nel nostro vocabolario è semplicemente dovuto all’uso comune, tante più persone usano quella parola, tanto più questa, con il passare del tempo, entrerà nel parlato comune ritagliandosi un suo posto tra le altre che invece derivano dalla nostra storia e cultura. Questo processo avviene nel popolo, non sono dei luminari della lingua a far si che questa varchi la frontiera, sono proprio le persone comuni che la importano e la usano finché non diviene socialmente condivisa. Anche la forma e il modo dipende dall’uso che ne fanno, succede in tutte le lingue che molte parole, seppur scorrette e contrarie alla regole grammaticali, proprio in virtù dell’essersi a un certo punto così radicate nella lingua, diventano le eccezioni, gli irregolari che vanno semplicemente imparate a memoria. Per questo, un sentito ringraziamento da parte di tutti gli studenti che oltre alla regola, devono imparare centinaia di eccezioni che fanno i loro porci comodi. 🙂

Alla luce di questi pochi dettagli è chiaro che si può fare tutto e il contrario di tutto, dipende solo dalla direzione della massa. Ebbene, io voglio lanciare una campagna etica nell’italianizzazione corretta della terminologia e, per iniziare, voglio contrastare un diffuso errore dovuta alla mera ignoranza sulla parola hack.

Le origini
La parola nasce nella lingua inglese antica, quindi secoli prima la comparsa dei computer, come del resto molte delle parole che usiamo oggi giorno, si sono semplicemente colorite nel numero di significati che sono loro attribuiti. Con l’avvento dei computer, il termine ha guadagnato il significato di ottenere privilegi non autorizzati all’interno di sistemi operativi, reti, ecc…; è proprio questo il senso con cui la parola varca il confine ed entra in territorio italiano.
Se volete conoscere i vari significati che le competono, oltre a quello che conosciamo noi, li potete leggere qui: hack.

Il verbo e il sostantivo
Scendendo nella pagina linkata, si può notare che il verbo è semplicemente (all’infinito) to hack e che tra le sue derivate c’è il sostantivo hacker.
Il verbo ha il significato che ho scritto prima, mentre il sostantivo identifica il chi, ovvero colui che compie l’azione. E’ su questo punto che si fa confusione nella lingua italiana, infatti si usa il sostantivo come radice del vocabolo italiano, anziché la radice stessa (della versione inglese). Come detto prima, questo fenomeno non è impossibile nel passaggio da una lingua ad un’altra, sono le persone che creano il linguaggio e le parole, si potrebbe quindi accettare per buono il termine hackerare che molti usano, ma se ci si limitasse a questo si andrebbe a creare una sorta di anarchia linguistica dove ognuno fa come vuole, facendo sprofondare la lingua nel caos dove nessuno è più in grado di comunicare con gli altri. La presenza di regole standard serve quindi a preservare la nostra possibilità di comunicare che ci è costata milioni di anni di evoluzione; la grammatica è una conquista dell’uomo e va preservata.

La grammatica italiana
Nella nostra lingua il sostantivo hacker esiste ed è effettivamente usato, anche se molto impropriamente (vedi il punto hacker o cracker); coincide con la versione inglese del termine, così è e così rimane. Lo stesso non si può dire per l’azione, in inglese to hack ok, ma in italiano? Rispolverando le regole apprese durante la scuola elementare, l’infinito dei verbi in italiano si forma aggiungendo il suffisso -are, -ere, o -ire (mangiare, bere, dormire). Un verbo straniero italianizzato deve necessariamente seguire le nostre regole, ma se la radice è hack e il suffisso da aggiungere è -are, come è possibile che troppe persone continuino a ripetere hackerare?
Stando all’introduzione di questo paragrafo, è più corretto e sensato hackare che, per quanto come suono non sia particolarmente accattivante (opinione personale), è sicuramente molto più bello del suo rivale hackerare.

Hacker o cracker
Come detto prima, nella società moderna il termine hacker è usato molto impropriamente, la colpa è da attribuire prevalentemente ai mass media e alla loro ignoranza. Per anni (e ancora oggi) ci continuano a parlare di attacchi di hacker ai danni di questa o quella società. Ebbene, la figura dell’hacker è vero che usa dei sistemi spesso illegali e tenta di accedere a zone in cui teoricamente non dovrebbe poter entrare, ma lo fa nell’interesse di quello che sta attaccando poiché l’attacco è solo la prima fase. Il suo valore si riconosce infatti nella seconda fase quando avvisa l’attaccato della falla di sicurezza e, talvolta, collabora per migliorare i sistemi di difesa per scongiurare eventuali nuove falle. Colui che attacca per suo solo interesse e danneggiando persone e società è il cracker. Senza far tanti giri di spiegazioni, nel parlato comune si cercano le crack per i programmi e si dice “ho crackato il tal software”. Questa semplice riga dovrebbe quindi farvi riflettere su chi è chi.

Sperando di aver infilato un po’ di sana cultura nelle vostre teste!

Perché non c’hai scritto?
Perché io non so scrivere e voi non sapete leggere!
Beh mi sembra un buon motivo!

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2 Risposte to “Hackare o hackerare?”

  1. paoloap Says:

    Aggiungo, se ce ne fosse bisogno, che nel gergo “underground”, fino a una decina di anni fa, era comunemente usato il più corretto – benché cacofonico – “hackare” (o al limite gli ‘italici’ “violare” e “bucare”). Il vocabolo “hackerare” entra in voga quando i giornalisti iniziano ad interessarsi del tema, ça va sans dire…


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