Stallman e FSF fra etica, realtà ed utopia

gnu

Ultimamente Stallman ha fatto sentire la sua voce riguardo la vicenda del secure boot e dell’approvazione di Debian alla Free Software Foundation. Io come tanti non concordo pienamente con le parole di Stallman, ma capisco il suo punto di vista e voglio darvi qualche spunto di riflessione.

Quando il mondo era (ancora di più) dominato dai cattivoni del software proprietario, Stallman fu il messia che tutti aspettavano: ha dato una svolta al mondo informatico tramite la creazione di GNU e della licenza GPL, che ha cambiato il modo di creare e distribuire il software.
Oggi il suo operato continua cercando di raggiungere la pienezza del dragone delle sue idee, cioè avere sistemi operativi, programmi e pc al 100% open e che rispettino la licenza GPL.

Stallman viene spesso criticato per le sue uscite estremiste, bisogna però cercare di vedere le cose nell’insieme piuttosto che focalizzarsi solo sul concetto di turno.
Porto un esempio: quando dice che Debian (o qualunque altra distro) deve escludere ogni riga di codice non open e che non rispetti al licenza GPL nessuno si aspetta che accada davvero, ma è una forte spinta nel ricordare che le parole chiave nel mondo Linux sono “open source”. A livello pratico non è, almeno al giorno d’oggi, globalmente possibile perché non potremmo più usare stampanti, riprodurre contenuti multimediali con molti codec, sfruttare le nostre schede video con driver proprietari, usare il wifi su molti portatili.
E’ però necessario che in un mondo così fortemente votato al closed ci sia una forza che si opponga nell’estremo opposto, per bilanciare le cose e per salvaguardare quanto più possibile la libertà dell’utente, ed ecco che arriva la FSF.

Io per primo quando sento alcune dichiarazioni di Stallman mi faccio due risate perché sembrano fatte da uno che vive su un altro pianeta e non si rende conto di com’è l’informatica nella vita reale, ma senza una voce che dia una scossetta ogni tanto e ci riporti alla memoria la parola “open” credo proprio che gli utenti sarebbero risucchiati nel vortice di M$ o della Marlene. Basti guardare l’attuale faccenda del secure boot, che sta molto preoccupando i fedeli del pinguino.
Bisogna inoltre considerare che l’avere in casa sistemi operativi, driver e software open source oggi appare scontato ma una volta non lo era affatto. Ci vuole tempo per raggiungere certi traguardi, se oggi una dichiarazione appare ridicola ed estrema forse fra 20 anni porterà ad una realtà diversa e migliore che per i nostri figli sembrerà ovvia e dovuta. La storia ce lo insegna più e più volte.

Questo per dire, non buttiamoci a pesce in giudizi a destra e a manca, ragioniamo in una visione più ampia e tante cose avranno una luce diversa.

“Lei non ha un hobby?”
“Colleziono spore, muffe e funghi.”

4 Risposte to “Stallman e FSF fra etica, realtà ed utopia”

  1. k4k4 Says:

    @sanzo → la logicità del discorso non fa una grinza… ma “siamo” ancora di mentalità ristretta per certe cose…
    Nessuna azienda ha mai pensato di dare un progetto in mano alla comunità?
    Perchè non apreirsi a loro, dargli i mezzi perchè facciano quello che cercano che gli serve.
    Come la vedete se un nVidia desse il binario di sviluppo per una scheda video che poi sarebbe venduta con i driver open compilati dalla comunità?

    • Sanzo Says:

      Perché un’azienda dovrebbe commissionare un software a una comunità quando esistono software house specializzate? Devono pagare il lavoro comunque quindi molto meglio farlo fare a chi ti fornisce garanzie perché risponde secondo i dettami del codice civile/penale. La comunità potrebbe fornire non sufficiente garanzie. Sicuramente un software open è potenzialmente migliore in quanto implica determinati vantaggi, ma chi te lo crea? Se una società produce software è molto difficile rilasci il codice sorgente perché sennò dopo la prima versione fallirebbe in quanto qualsiasi altra software house usufruirebbe del suo lavoro.
      Gli appassionati lavorano per la gloria, le persone lavorano per pagare i conti e per farlo ti serve un lavoro, meglio se a tempo indeterminato.
      Circa il secondo punto, francamente non so se sai cosa stai dicendo. Cos’è un binario di sviluppo? Dovrebbero progettare una scheda video completamente differente dalle loro attuali solo per darla in mano al mondo open… i soldi chi ce li mette? Driver open compilati… sorvoliamo. E se poi la comunità fa puttanate con il driver e sputtana la scheda video, o peggio, i pc degli utenti chi risponde per i danni?

  2. multiplicis Says:

    Se più aziende assemblassero desktop su misura per farci girare Trisquel, l’utopia diventerebbe realtà. E credo anche che la fetta di utenti sarebbe superiore all’1.5%. Io direi che la chiave di volta è oggi nell’ hardware (e nell’ open-hardware che ancora manca). Un fabbricante di schede video brevettate potrebbe rilasciare i drivers open-source, perchè il suo hardware non è duplicabile in quanto brevettato. Peraltro quando i drivers vengono rilasciati come binari closed la protezione non esiste perchè col reverse engineering si risale alla progettazione hardware. L’unica protezione che funziona è il brevetto.

    • Sanzo Says:

      Non sono d’accordo. L’hardware non è un problema poiché quello compatibile esiste e non ha nulla da invidiare, sul resto si sta lavorando. Qualora i capitali dovessero VERAMENTE spostarsi su gnu/linux i driver arriverebbero. Cosa vuol dire schede video brevettate? Non puoi brevettare una scheda video finché si continuerà ad usare le gpu. Le gpu sono tutte uguali, cambia il processo produttivo (i nanometri) e la frequenza, per il resto è solo una gara a chi comprime più transistor nello stesso spazio. Lo stesso per il resto dell’hardware e comunque, il brevetto copre solo da replica identiche. Guarda la coca cola, brevettata o meno non c’è differenza, chinotto, spuma, pepsi sono tutte copie legali e non violanti i diritti della coca-cola. Da un binario puoi risalire alle righe di codice usate per scriverlo mediante il reverse engeneering, ma non è una scienza esatta. E’ come cercare di dedurre quali numeri ho usato per ottenere la somma 90, le possibilità sono infinite, anche se ciò non vuol dire che sia impossibile. Risalire dai binari all’hadware la vedo ancora più dura, al limite analizzando l’hw e il sw si può cavare qualcosa, ma poi? Metti che l’amd trova il modo di creare un ciclo di produzione a 0,5 nm? Senza spionaggio industriale intel chiuderebbe anche avendo in mano il prodotto. Non è il brevetto a risolvere i problemi.
      Per come la vedo io è un problema legato alla concezione della nostra società in cui fama e successo dipendono dalla capacità di tenere tali i segreti che ti portano sulla vetta del successo. Se ad es. l’EA realizza un gioco in realtà virtuale con tanto di ologrammi, lo farà investendo miliardi in ricerca e sviluppo, ma se rilascia l’hw e il sw in licenza gpl, l’ultimo pischello uscito dalla scuola superiore copia tutto bellamente, cambia la trama del gioco e con zero spese si ritrova con guadagni impossibili. Ma a questo punto, se tutti possono avere i vantaggi di ricerca a sviluppo a danno/spese degli altri, chi investe più? Il progresso ha un costo sostenuto soltanto dalla capacità di tenere segrete le proprie scoperte mentre le si commericalizzano.
      Io la vedo così.


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