Play Store ci spinge dentro Google+

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Prima di natale è avvenuto un cambiamento molto in sordina nel mondo Google. Stavo per commentare un app sul Play Store di Android, quando ricevo un avviso che per farlo devo essere registrato su Google+ apparentemente per “aumentare l’affidabilità dei commenti”. Ma che cavolo???

Partiamo dal presupposto che nonostante siamo nel 2013 e il concetto di privacy è molto relativo e preso sottogamba, soprattutto in rete, ci sono ancora utenti come me che vogliono tutelare il proprio profilo online (nei limiti del possibile), quindi senza appartenere a social network, senza far sapere il mio vero nome, senza far conoscere la faccia. Premessa finita.
Ora, questa novità da parte di Google che senso dovrebbe avere? Atteniamoci alla storiella che ci viene propinata e vediamo. Se io voglio scaricare un app (su smartphone Android o per Chrome/Chromium) e vado a leggermi i commenti per avere un’idea della qualità/affidabilità della stessa, cosa guardo? Numero di valutazioni positive e negative, e se questo sembra buono una letta veloce ai commenti più recenti. Ok ma se chi scrive i commenti si chiama Luke87 o Luca Invernizzi (nome a caso) e vedo o meno la sua foto, a me che cambia? Diventa forse un commento più affidabile? No, perché una persona può scrivere boiate dietro un nick come con il suo vero nome, e in ogni caso la questione è delegata all’utente finale dato che Google sa comunque chi siamo, perché abbiamo per forza fornito i nostri veri dati quando abbiamo creato l’account. Quindi, o il controllo affidabilità dei commenti parte a monte da BigG, oppure se fatto a valle non cambia assolutamente nulla. Si da il caso che avvenga la opzione.

Appurato quindi che la scusa di Google non sta in piedi, a cosa serve questa cosa? Grazie ad Android è stato creato un bacino d’utenza davvero enorme, ne arriva quindi l’ovvia deduzione che ora si cerchi di spingere verso il social network di casa per aumentare i guadagni e per contrastare Facebook (se mi sfugge una motivazione migliore fatemi sapere, davvero magari non ci ho pensato 🙂 ). A livello pratico niente di così malvagio in fondo, se non fosse che in Google+ non è possibile avere un profilo esclusivamente con uno pseudonimo ma siamo costretti a far vedere nome e cognome. Sarà un dettaglio che non interessa a nessuno al giorno d’oggi? Beh a me si e dico la mia, tanto più che in rete pare regni l’indifferenza più totale. D’altro canto Google può gestire come vuole i propri servizi (giustamente), sta però a noi utenti scegliere di seguire l’onda o di tirarci fuori se qualcosa non ci va a genio.

A questo punto le strade sono due: accettare il compromesso, iscriversi a Google+ esponendo la nostra identità in rete, oppure alzare il dito medio e rinunciare di postare commenti alle app di Google Play. Indovinate per quale delle due ho optato? 😉

“Senti amico, ho quattro gomme nuove, uno stereo che è una bomba e il più assoluto disprezzo per le norme che regolano la circolazione!”
“Ok mi hai convinto andiamo noi a fare il surf… ah un momento! Queste onde sono mie…”

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2 Risposte to “Play Store ci spinge dentro Google+”

  1. andreazube Says:

    Curiosità: visto che usi gmail, hai anche un account google. Usando un account google, hai dato comunque a google i tuoi dati¹. Perchè non registrarsi a g+? al massimo basta evitare di far sapere che sei masterpj e usare g+ solo per commentare!

    ¹Ne sono relativamente sicuro, avendo visto il tuo vero nome causa scambio di mail

    • MasterPJ Says:

      Per il fatto che non ho tempo/necessità di stare su un social network. Lo so, google ha i miei dati ed è il compromesso per poter usare i suoi servizi. G+ è uno aggiuntivo che non mi serve, inoltre non è che non voglia associare il mio nome o foto al mio nick, non voglio proprio a prescindere mettere la mia faccia e il mio nome online. Sono un utente della vecchia scuola della privacy, quando c’era il 56k ed essere iscritti a un semplice forum tramite nick era già esporsi in rete :p Ma d’altronde finché non avrò necessita di usare un social, per qualche scopo specifico, me ne resto dietro al mio affezionato nick 🙂


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