Linux Mint 17 KDE – recensione

mint-kde-logo

Dopo aver commentato la versione principale con Cinnamon, oggi vediamo come se la cava Mint quando deve girare con KDE.

Il changelog è sempre lo stesso, quindi non sto li a ripetermi. Chi arriva dalla precedente versione praticamente non vedrà alcuna differenza, tranne la meno stressante gestione della password nell’update manager, chi invece arriva da Kubuntu, Chakra o OpenSUSE di sicuro noterà le seguenti caratteristiche:

– Di default sono preinstallati e preconfigurati molti più software del normale
– Il login manager è stato migliorato, si possono scegliere diversi tipi (come su Cinnamon)
– C’è una buona integrazione fra Qt e GTK, infatti pur avendo un ambiente KDE troveremo il software manager, update manager e gestore pacchetti (synaptic) come su una distro Gnome.
– Nonostante sia praticamente Kubuntu con diverse aggiunte peculiari di Mint, si ha la sensazione di una distro più completa, curata e user-friendly.

mint17-kde

Bisogna ammettere che Mint nella sua versione Cinnamon restituisce un feeling di maggior coerenza, ovviamente perché il progetto madre è quello che riceve più attenzione da parte degli sviluppatori. Per contro, KDE è ancora il desktop environment più ricco e flessibile quindi avremo fra le mani molti strumenti utili.

La cosa migliore di questa Mint 17 KDE è la facilità: la base LTS è solida, i vari software sono rodati e tutto funziona out-of-box, ci sarà poco o niente da dover fare fare dopo l’installazione. Sia per il supporto a lungo termine, sia per la velocità con la quale si può iniziare ad essere produttivi, ritengo che questa Mint sia davvero un’ottima scelta per tutti coloro che vogliono un pc pronto in pochi minuti senza avere problemi di cambi di configurazione nel tempo, infatti il supporto durerà fino al 2019, portando bugfix e aggiornamenti di di sicurezza.

L’unico problema a livello di concezione di questa distro, è che KDE viene mischiato molto più allegramente del normale con software GTK. Da un lato questa scelta può risultare infelice perché toglie omogeneità al desktop (anche se esteticamente non ci sono differenze!), dall’altra c’è il vantaggio che l’update manager è fatto molto bene e soprattutto abbiamo Synaptic, ancora oggi insuperabile.
Dipende dai gusti personali… posso solo dirvi che dal punto di vista prestazionale questa cosa non produce differenze visibili: dopo anni con Chakra, usare Mint 17 KDE non mi ha dato alcun problema di velocità o reattività del desktop.

Per concludere, ci troviamo per le mani una distro estremamente valida: stabile, scattante (a patto di avere un hardware discreto), molto completa, veloce da installare, pronta all’uso senza quasi far nulla. Perfetta per chi vuole avere un pc funzionante in poco tempo e dimenticarselo per i prossimi 5 anni, per chi non ha tempo di smanettare con software o configurazioni. Non ho trovato bug o difetti evidenti, nel senso che nell’uso quotidiano tutto fila liscio… quindi mi sento di consigliarla a coloro che rientrano nel (largo) target di utenza prefissato, e anche agli utenti Kubuntu😉

“Sei tornato da Honolulu!”
“Da Honolulu? Si, da Honolulu e dal ventesimo secolo! E credimi, sta bene dove sta… un bel guazzabuglio moderno! ALACAZAM!”

3 Risposte to “Linux Mint 17 KDE – recensione”

  1. alexl00 Says:

    Comunque la questione GTK/Qt non è solo estetica… Avere tutti o la maggior parte dei programmi scritti in Qt fa sì che pesino di meno in ram quando sono avviati perché condividono molte librerie. Io la sento eccome la differenza quando apro GIMP o Inkscape se solitamente uso programmi Qt o di KDE. Poi considerando che Plasma carica un sacco di roba da solo, ciò fa sì che i programmi si avvino tanto più velocemente quante sono le librerie condivise con esso. È un approccio simile a quello di Windows, che pesa in ram ma poi avvia le sue applicazioni più in fretta, approccio che io trovo vincente: un DE deve aprire e chiudere continuamente applicazioni e molte di queste hanno librerie ridondanti (e se così non fosse bisognerebbe puntare alla convergenza) quindi è del tutto insensato fissarsi sul ridurre il consumo di ram di un DE se poi vanno caricate sempre le stesse librerie quando si fa apri e chiudi con le applicazioni. Plasma e gli altri software KDE sfruttano questo principio il più possibile (e infatti stanno seguendo la naturale evoluzione di questo approccio con Frameworks 5). E le distro KDE-centriche come Chakra cercano di mettere in luce questo approccio e di indurre gli utenti ad usare le alternative Qt alle applicazioni Gtk più conosciute (nel mio caso comunque ci sono 2 o 3 applicazioni Gtk insuperabili, mentre quelle in Qt o di KDE di qualità superiore alle controparti Gtk sono infinite). Tutto questo comunque per dire che trovo insensato che Mint KDE usi synaptic per esempio al posto di Apper.

    • MasterPJ Says:

      Guarda, il tuo ragionamento è più che corretto. Io per primo sono sempre stato un sostenitore del DE pulito, che questo sia GTK o Qt.
      A livello di software certamente hai ragione, devi però considerare che Mint non è fatto per i puristi o gli esperti, ma per chiunque voglia la comodità pratica e zero problemi. In questo fa centro, ed è la risposta alla preferezna di synaptic: è vero che è gtk e nella versione kde non dovrebbe esserci, ma vuoi mettere la qualità rispetto ad Apper? Non dico che questo faccia schifo, dico solo che sono scelte che gli sviluppatori fanno seguendo una certa logica.
      Sicuramente chi vuole un desktop pulito fino all’osso deve rivolgersi a Chakra, che però ha una struttura profondamente diversa quindi non la si può paragonare direttamente con Mint.

      Cmq bella riflessione🙂 E bella per la citazione, ogni tanto devo farle un po’ meno toste sennò la hall of fame piange😉

  2. alexl00 Says:

    Stavolta la citazione è facile, è Merlino alla fine de La Spada nella Roccia😀

    Alex Long


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