Games Week 2014, buono ma poteva andar meglio

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Chi segue la community Google+ sapeva che sabato sarei stato al Games Week di Milano, oggi voglio tirare un po’ le somme su com’è stata la fiera in sé, sulle cose che hanno presentato e che ho visto.

Prima di parlare dei giochi vorrei subito vomitare fuori delle critiche che ritengo doverose. Il Games Week è una fiera che nel suo piccolo (è piuttosto piccola) ha molto potenziale, il problema è che come al solito si pecca molto in organizzazione.
Non è possibile lasciare al caso le migliaia di persone che girano, non perché fossero troppe ma perché ogni stand aveva una propria gestione riguardo la coda, i giochi e i tempi. Questo ha portato ad una frammentazione che generava ORE di coda ad imbuto per provare un singolo titolo, oppure punti di semplice passaggio del tutto intasati a causa della cattiva gestione dello spazio. Insomma, girare per la fiera non era affatto piacevole e il problema, lo ripeto, non stava nel numero.

La seconda cosa che mi ha fatto parecchio incazzare era come alcune aziende proponevano i giochi. Capitava che venisse posizionato un monitor dove andava in loop il trailer del tal gioco, e poi c’era la coda per giungere ad un paio di postazioni per provare la demo all’interno di una specie di privet… sembrava di essere fuori da Abercrombie. Cioè, nel 2014 i trailer me li guardo gratis su Youtube, se vado ad una fiera e pago l’ingresso mi fai il piacere di mettere numerose postazioni di prova, in modo da snellire la fila, e soprattutto a vista libera in modo che i passanti possano vedere il gameplay. L’unico stand che ha capito questa cosa e si è organizzato come si deve è stato quello Playstation, dove ho potuto vedere Bloodborn e The Order senza problemi. Stendiamo un velo pietoso poi su quei giochi che sono già usciti da settimane ma erano comunque presenti per creare altra coda, come The Evil Within, le cui postazioni potevano essere usate per raddoppiare quelle di Dead Island per esempio.

Gli stand peggiori della fiera, perché rispecchiano i problemi elencati, sono stati quelli di Ubisoft, Square-Enix e Cod. Provare un gioco presso di loro voleva dire mezzo pomeriggio di coda a porte chiuse e, ripeto, non a causa del semplice elevato numero di persone presenti.
Fra i migliori stand vorrei menzionare quello Playstation per la buona organizzazione delle postazioni, Asus per tentativo di proporre il PC gaming con titoli vari ed esposizione di hardware, la zona retro-gaming per la corretta gestione dei posti dove ci si poteva sciogliere nella nostalgia, la zona indie perché era l’unica a portare idee nuove.
Lo stand vincitore del Games Week è, a parer mio, quello Nintendo: ha organizzato delle postazioni circolari piuttosto funzionali, la coda era gestibile e soprattutto a livello artistico e di show sono gli unici che hanno fatto qualcosa di speciale, un palco con musica, maxi schermo ed intrattenimento a tema per tutto il giorno.

Veniamo ora ai principali giochi che ho provato, o che almeno sono riuscito a vedere:
Dragon Ball Xenoverse mi ha lasciato dubbioso. Da un lato il gameplay è immediato ed i controlli piuttosto reattivi, dall’altro mi è sembrato troppo semplificato nelle meccaniche, soprattutto rispetto all’ottimo Budokai Tenkaichi 3. La grafica è abbastanza oscena, hanno curato a sufficienza animazioni, luci ed effetti ma ci sono grossi difetti come scarsa modellazione poligonale degli scenari e ancor più scarso uso di anti-aliasing e filtro anisotropico. Non dipendeva dal fatto che girasse su PS4 anziché su PC, dato che ha una grafica che perfino PS3 avrebbe overkillato, volendo.
Bloodborn attinge a piene mani, piedi e gomiti dai Souls ma finalmente con un impatto grafico come si deve: animazioni migliorate, illuminazione ed ombre quasi sempre ottime e design davvero ispirato. Se lo bilanceranno in modo da essere meno di nicchia, e se introdurranno una trama anziché una semplice lore, potrebbe venir fuori davvero un buon titolo.
Super Smash Bros Wii U è praticamente identico ai precedenti, cambiano un po’ le mosse speciali ma è sempre la stessa storia. E questo è un bene, resta un must per ogni utente Nintendo, ma qualche innovazione dopo tanti anni sarebbe stata gradita.
Yoshi’s Wooly World è stato una mezza delusione. Nel senso che il level design è carino e simpatico come appariva dei trailer, però il gameplay è un po’ sempliciotto e soprattutto la grafica lascia molto a desiderare: mancava del tutto l’anti-aliasing, davvero del tutto, e alcuni elementi subivano ombre o blur a caso. Insomma, mi è sembrato un gioco molto rivolto ai bambini che poco capiscono del lato tecnico e pensano solo a far saltellare Yoshi… spero di sbagliare, ma rischia di essere un grande spreco di potenziale, anche perché tutto sommato è divertente se giocato in co-op.
L’ombra di Mordor l’ho guardato un po’ senza giocare, non fa molto per me quindi non voglio dare giudizi. Oggettivamente però mi pare un titolo piuttosto solido nel gameplay, che sicuramente saprà fare la felicità dei fan della serie, e anche il comparto tecnico mi è parso essere su buoni livelli.
Little Big Planet 3 mi è sembrato molto uguale ai primi due… ma molto. Erano disponibili un paio di livelli, carini ma sempre la stessa pasta. Si sa che il forte di questo gioco sta nell’editor, quindi credo che la demo non avesse nessun peso in termini di valutazione.
– Infine ho scoperto una piccola perla nella zona indie, un gioco made in Italy chiamato Red Out. Preferisco parlarvene in un prossimo articolo dedicato, perché mi ha colpito abbastanza positivamente da volerci dedicare più di qualche riga.

Mi spiace non potervi parlare di alcuni giochi tripla A come Far Cry 4, Assassin’s Creed Unity, Cod Advanced Warfare ecc… ma non avevo il tempo materiale e la pazienza per finire negli “imbuti-privet molto ben organizzati” che vi dicevo.
Chi di voi è stato alla fiera mi faccia sapere le proprie impressioni, soprattutto se sono discordanti dalle mie e ritenete che sia stata gestita bene, e fatemi sapere le vostre impressioni sui titoli che avete potuto provare.

“But we surrendA!”

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